Mi trovavo a pensare, come spesso accade, alla mia vita nella “Isola” (non questa, l’altra) e alla frustrazione continua che provavo, ogni singolo giorno.
Ho trovato un modo figurativo per descriverlo, assolutamente calzante.
“Percorrevo questa caverna, buia e inospitale, la percorrevo da tanto, non ricordo quanto, all’inizio era sufficientemente larga, insomma camminavo tranquillamente e potevo allargare le braccia senza toccare le pareti, ma non m’importava tanto la comodità, sapevo che dovevo attraversarla in qualche modo e giungere al termine senza tornare indietro, mai.
Col tempo questo cunicolo, a prescindere dal fatto che il cammino non fosse in piano ma altalenante in erte e discese, cominciava a restringersi, opprimermi, intravedevo il percorso dinnanzi a me che continuava a rimpicciolirsi, fino a costringermi prima o poi a strisciare sulla pancia…
Ora il cammino prosegue sempre in avanti ma l’imbuto si è come invertito, ho tanto spazio, tanta aria, e guardando innanzi le pareti spariscono, vedo il cielo.
Eh cazzo… piove.
Fa nulla. Mi accontento.”
Io quel senso di oppressione lo sento sempre, tutti i giorni, minuti, secondi che vivo….:/